Mariacristina Spinosa: Interventi

La Politica Ambientale di Italia dei Valori: Nuove Energie in Campo
 
Convegno
La politica ambientale di Italia dei Valori: nuove energie in campo
19 febbraio 2010
 
 
“Questa non è ovviamente la sede opportuna per un esame approfondito della normativa ambientale della Regione Piemonte, ma vorrei, in quanto consigliere regionale di maggioranza uscente, citare brevemente alcune linee portanti della politica ambientale regionale di questi ultimi 5 anni.
 
I campi in cui la legislazione regionale è intervenuta sono stati molteplici e riporto quindi solo alcuni esempi: dalla gestione delle bonifiche dei siti contaminati, con le novità introdotte nel 2007 (dalla L. R. n. 9 del 23 aprile) in materia di regolamentazione delle funzioni amministrative, alla realizzazione di iniziative per la riduzione dei rifiuti penso -ad esempio- alla distribuzione di detersivi e bevande alla spina, ad una serie strutturata di progetti e di strumenti per l’educazione e sensibilizzazione in campo ambientale come il Progetto IN.F.E.A.(Informazione – Formazione – Educazione Ambientale), che deriva da un programma del Ministero dell'Ambiente.
 
La L. R. n. 4 varata nel febbraio 2009, disciplina la “Gestione e la promozione economica delle foreste”, dando impulso alla creazione di filiere locali di utilizzazione dei prodotti forestali e promuovendo la gestione forestale sostenibile insieme alla ricerca e l’innovazione tecnologica del settore.
 
Occorre poi ricordare che, nel marzo 2007, il Consiglio Regionale del Piemonte ha adottato, in via definitiva, il Piano di Tutela delle Acque (PTA) che ha conferito al governo delle acque un’importanza prioritaria nella gestione del territorio, promuovendo una gestione integrata con il coinvolgimento delle comunità locali attraverso il “Contratto di fiume o di lago”.
 
Un enorme sforzo è stato compiuto poi nel settore energetico. La Regione Piemonte ha ritenuto fondamentale aggiornare i principi indicati, nel 2004, nel Piano Energetico Ambientale, al fine di renderli più aderenti al mutato quadro internazionale.
In relazione agli obiettivi di aumento dell’uso razionale dell’energia e delle fonti rinnovabili, nel 2007 sono stati attivati vari sistemi di incentivazione tra cui: contributi in conto capitale diretti al sostegno di progetti strategici in campo energetico ambientale, e contributi in conto interesse diretti all’incentivazione di interventi per la riqualificazione energetica degli edifici esistenti (miglioramento dell’involucro, solare termico ecc.).
 
La L. R. n. 13 del 2007 in materia di rendimento energetico nell’edilizia ha poi dato disposizioni, relativamente all’applicazione della certificazione energetica degli edifici nei casi di nuova edificazione, ristrutturazione di edifici di grande superficie, compravendita e locazione e all’integrazione architettonica degli impianti per lo sfruttamento dell’energia solare;
 
E in questo ambito, non si può non accennare al progetto “Uniamo le Energie”, il manifesto della Regione Piemonte per raggiungere, primi in Italia, gli obiettivi energetici per il 2020 dell’UE.
Una sfida che è racchiusa in tre punti:
1. + 20% di produzione di energia da fonti rinnovabili,
2. – 20% di emissione di gas serra,
3. – 20% di consumi di energia.
Si tratta, indubbiamente, di un traguardo ambizioso, che richiederà, nei prossimi anni, la messa a punto e l’applicazione di tecnologie sempre più avanzate e sostenibili, così come indicato nella Relazione Programmatica sull’Energia 2009 e alle quali dovrà affiancarsi la collaborazione attiva di tutti i piemontesi.
 
Arrivando all’oggi, 2 importanti battaglie caratterizzeranno non solo la campagna elettorale ma i prossimi mesi del 2010: il ritorno all’uso dell’energia nucleare e la privatizzazione della gestione della rete idrica; entrambi i provvedimenti sono stati voluti dal Governo centrale ed imposti alle Regioni senza la minima possibilità di concertazione.
 
Il governo, infatti, dopo la Legge n. 99 del luglio 2009,il 10 febbraio scorso ha varato il decreto con cui, privando le regioni di ogni potere decisionale, si definiscono i criteri per l’individuazione dei siti di costruzione dei nuovi impianti nucleari; questo senza voler comunicare i nomi dei siti prima delle votazioni regionali perché ben si sa che, in realtà, gli italiani non vogliono il nucleare, così come già decretato dal referendum del 1987.
 
La sicurezza delle centrali, la gestione dei rifiuti radioattivi - il nostro Paese conta circa 25mila m3 di rifiuti radioattiviancora da smaltire-, lo smantellamento degli impianti, i costi di costruzione e gestione insostenibili senza i sussidi statali, le riserve naturali sempre più scarse di uranio e le emissioni climalteranti nella fase di estrazione, insieme al rischio di eventuali attacchi terroristici sono tutti problemi ancora NON risolti dalle tecnologie attuali.
 
Inoltre, gran parte del costo dell’elettricità da nucleare è legato al costo di investimento per la progettazione e realizzazione delle centrali, che è quasi doppio di quanto ufficialmente dichiarato, e richiede tempi di ritorno di circa 20 anni.
Sul tema dei costi dei reattori EPR (European Pressurized Reactor) previsti per l’Italia, il Governo usa le cifre che Enel presenta alle conferenze stampa invece di informarsi su quelle che il costruttore francese presenta alle gare d’appalto. Negli Emirati Arabi il gruppo guidato dalla francese Areva ha offerto 4 reattori a un costo di circa 7 miliardi di euro l’uno, mentre in Italia si parla di 4 miliardi.
Sulla sicurezza di questi reattori EPR di 3° Generazione, bisogna poi dire che le agenzie di sicurezza di tre Paesi, Francia inclusa, hanno pubblicamente dichiarato NON sicuro il sistema di emergenza dell’EPR e i cantieri aperti stanno subendo fortissimi ritardi con la conseguente lievitazione dei costi.
 
In più, questi impianti, nella migliore delle ipotesi, non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni di gas serra, deve essere effettuato, come da Protocollo di Kyoto, entro il 2012. Per questa data l'Italia non sarà pronta e non raggiungerà gli obiettivi europei. Il che comporterà sanzioni monetarie all’Italia da parte dell’Unione Europea per circa un miliardo di euro l'anno.
 
Infine l’acqua. L’acqua è un bene comune, un diritto dell’umanità, da sempre una risorsa preziosa ed indispensabile per la vita dell’uomo e di ogni essere vivente e pertanto deve continuare ad essere un bene pubblico ed, in quanto tale, non mercificabile.
 
L'approvazione nel novembre scorso del decreto 135/09, non solo apre la strada alla definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita, ma avrà ripercussioni su tariffe, potabilità ed investimenti. Il Comune di Torino, alcuni giorni fa, ha dato un segnale forte, di esempio, contro questo decreto, approvando la modifica del proprio statuto in cui l’acqua e la gestione idrica sono dichiarate bene pubblico inalienabile.
 
Su questi temi la posizione di Italia dei Valori e mia personale è chiara e netta: no al folle ritorno al nucleare e sì a politiche che favoriscano lo sviluppo di energie veramente rinnovabili.
E l’acqua deve rimanere oggi come domani un bene rigorosamente pubblico.
 
Fondamentale, in questa prospettiva, è il ruolo della governance, ovvero di un nuovo modo di governare, basato su un approccio condiviso ed allargato, alternativo al tradizionale intervento politico dall’alto. Se verrò rieletta posso assicurare che il mio impegno in questa direzione non verrà mai a mancare.
 
Mariacristina Spinosa


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